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Disturbi alimentari in adolescenza e in età adulta

Disturbi alimentari in adolescenza e in età adulta

Disturbi alimentari in adolescenza e in età adulta: un’ipotesi sui fattori
primari e sulla loro eziologia nello sviluppo

L’ARP, Associazione per la Ricerca in Psicologia clinica, è stata fondata nel 1988, da un
gruppo di psicologi e di psichiatri che avevano fino ad allora esercitato alla clinica Ville
Turro e al Centro di Psicologia Clinica della Provincia di Milano: due istituzioni milanesi
in cui, per tipologia di pazienti e per metodologia di intervento, si erano trovati quasi
sempre a dover trattare casi di particolare difficoltà, spesso iniziale, su come stabilire
una minima forma di “alleanza”, per effettuare una diagnosi, un ricovero, qualsiasi
proposta terapeutica.
Per “alleanza” con il paziente si intende quella situazione (nel pensiero comune, quasi
scontata)1, per cui chi si rivolge a un clinico desidera ricevere una diagnosi del proprio
disturbo, e soprattutto una cura, e seguirà le indicazioni dell’esperto, in termini sia
pratici (effettuando concretamente la terapia, secondo le prescrizioni), sia emotivi
(affidandosi, sia pur parzialmente, al clinico, come persona competente e capace di
occuparsi della “malattia”).
In campo psicologico, ma non solo, l’ “alleanza” non è affatto scontata: e tanto meno lo
è per quelle persone che, nella loro vita, hanno subito danni emotivi legati proprio al
campo della “cura” (di solito, primaria), e risultano molto vulnerabili, in particolare
rispetto alla possibilità che qualcun altro possa “metter loro le mani addosso” per far
qualcosa al loro corpo, o alla loro mente. Molto spesso, chi è particolarmente fragile
rispetto a questi aspetti diventa un cosiddetto “pluritrattato”: un paziente che non
riesce a trovare qualcuno che si occupi di lui come lui stesso vorrebbe e che, nel suo
modo di avvicinarsi al clinico, vive un livello di ansia, di allarme, di diffidenza, così
elevato, da ridurre molto le potenzialità diagnostiche, o terapeutiche, di chi prova a
prendersi cura di lui; così, cambia spesso dottore, o tipo di trattamento, nel tentativo di
sottrarsi al “dolore” che il potenziale aiuto gli procura, ma non riuscendo di fatto a
trarne risultati utili; ne ricava, a volte, benefici parziali, che non riescono però quasi
mai a toccare l’assetto di fondo.
Uno dei primi scopi dell’ ARP è stato individuare quali tecniche siano più adatte per
rendere il rapporto con il clinico meno disturbante, ma soprattutto capire che cosa
accada a questa tipologia di pazienti – che spesso comunicano ai clinici di essere non
solo inefficaci, ma addirittura dannosi, ingiusti, sbagliati e pericolosi – e come mai nulla
serva loro davvero: se mai sia possibile capire che cosa invece possa loro essere utile.

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Disturbi alimentari in adolescenza e in età adulta un’ipotesi sui fattori primari e sulla loro eziologia nello sviluppo – D. Luzzati

 

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